Massimiliano
Sono stato con Massi dal 4 luglio 2003 al 18 febbraio 2006.
L'avevo incontrato forse un anno prima, una notte di primo autunno, in uno di quei posti bui che frequentavo.
Me ne stavo appoggiato ad una rete di recinzione a guardare il via vai che c'era nel parco, quando mi si avvicina questo ragazzo, davvero molto carino. Mi guarda con una richiesta esplicita negli occhi ed io, chinandomi un pò, lo abbraccio. Sentivo che non l'avrebbe rifiutato. Dopo anni mi avrebbe detto che la cosa che lo aveva colpito di me era che in quel posto di gente fuori di testa io avevo avuto un gesto così semplice e vero. Insomma il resto della serata è facilmente immaginabile a chi è dell'ambiente. Abbiamo chiacchierato un pò facendo due passi all'ombra fresca degli alberi, mi ha raccontato un pò di sè ed io ho fatto lo stesso, con uno strano mal di stomaco che mi torceva la pancia. Prima di salutarlo e vederlo partire sullo scooter, accetta di prendere il mio (numero del) cellulare.
Per quanti giorni sono rimasto ad aspettare un messaggio, prima di staccarmi da quel ricordo? No, proprio non me lo ricordo...
Passano settimane e mesi ed arriva l'estate del 2003. Quell'incontro era rimasto un ricordo bello e doloroso e poco di piu'. Stesso posto, stessa ora, stesso buio. Me ne sto appoggiato ad un muretto e chi ti spunta da dietro l'angolo con un sorriso troppo bello da reggere? Ciao ti ricordi di me? Lì per lì lo confondo con un altro ragazzo ma poi lui mi ricorda del suo lavoro e basta un niente per rivedere una scena di mesi prima, per riscoprire molto vivi i sentimenti di quei giorni... Mi dice che aveva provato a chiamarmi ed era venuto a cercarmi ma senza risultato. Era venuto a cercarmi, era venuto a cercarmi... che bello...
Questa volta sembra proprio emozionato e mi dice subito "vieni a casa mia". Sapevo cosa dovevo fare ma come riuscirci proprio no, tanto ero colpito. Prendo la macchina e lo seguo, ad un certo punto quasi lo perdo ma poi lo ritrovo. Sarebbe bello se fosse una immagine della nostra storia, ma no... non è così.
Arriviamo a casa sua e mentre sale le scale ho modo di osservare ciò che prima avevo guardato di sfuggita. E' troppo per me.
E io che mi sono sempre sentito un mostro, che giro la testa quando vedo un riflesso nelle vetrine, ora dove stavo? Su un letto con un ragazzo che sembra disegnato, che vorrebbe da me un altra reazione ma io sono troppo stupito, sorpreso, per poter fare quello che io e lui speravamo di fare. Ma non si risente, chiacchiera un pò con me sottovoce, girandomi le spalle. La mattina dopo, alle 9.40, ricevo un sms "trovato facilmente la strada di casa?". L'ho conservato per anni prima di cancellarlo, ma come si fa a cancellare certi incontri... Era luglio e faceva caldo così ho fatto lo spiritoso (altra cosa stupefacente, soprattutto in quelle circostanze) rispondendo che, visto il caldo, se aveva voglia di abbracciare un pezzo di ghiaccio lungo due metri io ero a disposizione... E il giorno dopo ci siamo rivisti, e il giorno dopo e il giorno dopo e ancora...
Cazzo come gli volevo bene...
Mi ricordo un paio di impressioni iniziali, vedere sul suo letto comparire due cuscini al posto dell'uno solito e la prima volta che mi ha invitato a cena con amici. Quel cuscino era per me... Mi manda un sms e mi invita a cena, garantisce che è fantastico con l'apriscatole...scemo...
Certo fin dall'inzio qualcosa non quadrava ma quand'è che quadra tutto? Questo ragazzo mi parlava di tutto quello che faceva, dei suoi acquisiti, delle sue passeggiate, degli impegni del suo pomeriggio, ma non parlava mai di quello che sentiva. Che fosse triste, felice, amareggiato o sereno stava a me capirlo perchè non era mai oggetto di una confidenza, argomento di conversazione. Noi due non eravamo mai argomento di conversazione E con me comunicava con un tono singolare, che attribuiva al proprio carattere ed era perfettamente in linea con l'atteggiamento che aveva nei confronti dei propri, anziani, genitori. Un tono un pò brusco, tagliato con l'accetta si direbbe, privo di una particolare attenzione che in genere c'è nei confronti di una persona alla quale si vuol bene. E chi l'ha detto che tutti debbano comunicare il bene che vogliono con lo stesso linguaggio, con gli stessi gesti. Il mio era un vocabolario tradizionale, il suo futuribile, di un futuro in cui ciascuno è solo direi...
Quando l'ho conosciuto stavo attraversando un periodo duro, in cui gli impegni e le responsabilità di lavoro erano diventate un cancro che mi mangiava ogni tempo, spazio ed energia. Io avrei pagato per avere una persona da abbracciare la sera, così... solo per quella emozione di conforto e incoraggiamento che si sente.
Massi era un analfabeta affettivo. Ma con i suoi abbracci le poche cose che sapeva dire le comunicava alla perfezione.
Entrato in casa mia, scaffali di libri ad ogni parete, si guardava in giro con aria perplessa "Mamma mia, quanti libri..." Per poi aggiungere "Beh..insomma..almeno fanno arredamento". Caspita che distanze a volte si sentono.
Nel giro di poche settimane il rapporto prese una piega che avrebbe tenuto fino alla fine. Pochi taciti accordi: se mi vuoi mi cerchi tu, se mi desideri mi cerchi tu, io non esporrò mai il mio bisogno.
La mattina mandavo un sms di buona giornata, a pranzo una telefonata e gli accordi per la sera, dopo l'ufficio a casa di volata, una doccia e poi, in tuta a prendere un film e finire abbracciati sul divano a guardare la tv. Ci si alzava dal divano verso l'una per andare a letto. Alle 4 e 30 suonava la sveglia e io me ne tornavo a casa. Prima di uscire di casa sua tornavo nella stanza, gli tiravo su le coperte e lenzuola fino al mento, un bacio e via.
La 4.30 avevano una loro logica: il ragazzo, che ragazzo non era piu' da parecchio, non aveva detto nulla in famiglia e temeva che sua mamma, che da persona anziana si alzava presto la mattina, mi vedesse uscire. Otto mesi mi sono fatto di notti pressochè insonni...
Poi, suo massimo terrore, una sera la mamma mi vide aspettarlo sul marciapiede di casa. Commento "Ma che bel ragazzo". Io piaccio sempre alle mamme, ma non sono abbastanza bastardo per i figli. Che ci posso fare? Se voglio bene a un ragazzo mi viene da ...volergli bene. Molto semplice, molto tradizionale. So che un giorno, che forse è già arrivato, troverò chi apprezza qualcuno che gli voglia davvero bene e non cerchi un "insospettabile, bastardo dentro".
E' stata una cosa graduale, come quando passeggi in campagna all'imbrunire e improvvisamente ti ritrovi avvolto nel buio. Non era una alba, era un tramonto durato due anni e mezzo.
Arrivavo a casa sua e lo trovavo indaffarato a pulire in maniera maniacale la cucina, a mala pena alzava lo sguardo per vedermi e ributtarsi a pulire. Andavo sul divano, sedevo e aspettavo. Anche tre quarti d'ora.
Mi dispiaceva di essere sempre io a chiamare. Lui non ne sentiva il bisogno, tanto chiamavo io. E io non avevo nessuna voglia di mettermi a fare giochetti di forza. Perchè già sapevo che avrei perso?
Poi conosco i suoi amici e le cose assumono la luce del delirio...
Il suo migliore amico, chiamiamolo Roberto, un cicciottello piccolo e sempre abbronzato, di quella simpatia un pò sgradevole delle persone che trovano divertente sparlare degli altri. Uno pieno di soldo, compagno del mio in due viaggi intercontinentali all'anno.
Uno che pensa solo a una cosa e parla soprattutto di una cosa e cerca sempre quella cosa e racconta di quando, con chi, le dimensioni, gli eventi etc etc etc
Solo a ripensarci tutto il mio organismo trema di schifo, per lo sforzo che ho dovuto fare in questo lungo periodo per reggere la sua presenza e cercare pure di farmi apprezzare con pensieri, gentilezze e regali. E una manovra di questo tizio ha determinato la rottura di una relazione che certo molto solida non doveva essere se è bastata una brezza mattutina per farla crollare...
Nell'estate del 2006 decidiamo di fare un viaggio assieme in Tunisia, Massimiliano, Roberto e due loro amiche, Rossella e Luciana. Io da una parte ero contento perchè avrei passato una settimana assieme a Massi ma dall'altra un pò preoccupato per la presenza di queste altre persone con le quali non sentivo di avere molto in comune. La loro occupazione principale era o parlare male delle persone che prendevano il sole (guarda che cofana quella, guarda che panza quell'altro) o parlare di sesso usando tutti i presenti come possibili candidati a notti insonni. Io ero un pò disturbato. Una mattina sento Massi che parla a Roberto di un viaggio in polinesia e poi mi aggiorna. Non me l'aveva detto ancora ma avevano programmato il viaggio, atteso da anni, per il successivo inverno.
Eravamo sulla spiaggia e si chiacchierava. Ad un certo punto Luciana fa a Roberto: "Roberto! Ma lo sai che ho visto un documentario sulla Polinesia! Ci sono dei manzi incredibili!" E lui, girandosi verso il mio amico, gli fa: "Massi! Speriamo che ce la diano!".
Boh... a volte proprio non ha piu' senso avere pazienza. Mi alzo, li guardo e gli dico: "Ma vi rendete conto di quello che dite? Io a questo ragazzo gli voglio bene e mi potrà dispiacere che viene in viaggio con te, Roberto, che non hai rispetto di niente e di nessuno?". Apriti cielo. Mentre Massi si gira evidentemente imbarazzato, loro tre mi si scagliano addosso e me le dicono di tutti i colori. La migliore la dice Rossella "Te sei uno senza personalità. A te basta stare accanto a Massimiliano per essere felice". Già. Mi guardo attorno e vedo tanta gente senza personalità: famiglie sotto l'ombrellone in silenzio, mentre i bimbi giocano nella sabbia, un ragazzo e una ragazza distesi che allungano le braccia per toccarsi. E essere felici così.
Torniamo a casa in una aria di bufera e, dopo poche settimane tutto finisce.
Passano forse sei-sette mesi e mi chiama un amico comune, Alessandro. Vieni per favore vieni che ti devo parlare. Vado e mi racconta. La sera prima aveva organizzato una cena con Massi, Luciana e Rossella. La conversazione era caduta su di me e Luciana si era messa a ridere. E tra le risate aveva detto che l'incidente sulla spiaggia l'aveva organizzato Roberto, che la mattina l'aveva chiamata e si era raccomandato di dire la battuta dei manzi quando io ero presente.