Wednesday, February 20, 2008

Cucinare

Mi è sempre piaciuto cucinare, ancora non capisco perchè ma ne inizio a vedere le ragioni.


Dopo la morte di mio padre mia Mamma aveva quasi perso il piacere di cucinare, quindi ciascuno di noi si è un pò ingenato...

Lei, per motivi di salute, aveva una dieta rigorosa ed estrema, ridotta a cereali e succhi di frutta e verdura... Con il tempo aveva sviluppato una estrema capacità di apprezzare sfumatura di gusto.. Sentin questi zucchini al vapore.. e li assaporva in meditazione.

Ma il mio frigo già da allora era pieno di Ketchup, Harissa, Sambal Oelek...

E io mi picco di leggere tutto questo come una grande enorme metafora.

Nel mio vocabolario personale mi è sempre sembrato che dare da mangiare a qualcuno fosse un modo splendido di dargli amore.

Quando ho iniziato a vivere da solo è stata dura. Un dettaglio minore era che non sapevo cucinare se non lo stretto indispensabile e le sere passate da solo in cucina, davanti ad un tavolo con una fettina all'olio e un pò di lattuga mi faceva stringere il cuore.

Una mia buona qualità è che nei momenti peggiori tiro fuori una determinazione ed una risoluzione splendide....

In quelle circostanze avevo deciso di risolvere il problema imparando a cucinare. La sera prima di dormire mi leggevo un pò di ricette ed ogni settimana ne facevo una nuova. E così con il tempo mi sono creato un buon repertorio, che mi è servito in diverse occasioni.

Mi piaceva preparare da mangiare quando ci si vedeva con il mio ex per i fine settimana, era sempre l'occasione di invitare amici o di starcene tranquilli a tavola. Non che apprezzasse sempre, una volta mi ricordo svuotai tre buste di ogni ben di dio sul tavolo, dall'antipasto al dolce, ed il suo commento su "tutto qui?".

Il lunedì, rientrato al lavoro, capitava di chiacchierare del week end passato ed io spiegavo che avevo fatto e cucinato. Iniziò così l'abitudine di scrivere la ricetta e attaccarla vicino alla fotocopiatrice. Era buffo vedere i colleghi fare le copie. E ancora piu' buffo fu ricevere una telefonata di protesta di una collega di una sede distaccata che mi riproverava di trascurarli. Inziai così a mandarle per email, una specie di newsletter settimanale che giravo a tutti i miei amici e colleghi. Fino al giorno in cui, parlando di un finanziamento importante con un funzionario della provincia, mi disse: "lasciamo stare adesso queste cose e parliamo di cose serie! ho sentito dire che gestisci una mailing list di gastronomia, la voglio ricevere anche io!". E poi, di persona in persona e di ufficio in ufficio, questa mail arrivò a oltre cinquanta persone. Raggiunti i 130kg capii che era il caso di cambiare hobby...

Mi ricordo un natale di non tanti anni fa. Mia mamma mi prese da parte per organizzare il pranzo, dicendo "bene, alla coop compriamo qualche busta di minestrone, poi si va in gastronomia e si compra un pollo arrosto con le patate". Mi si stringeva il cuore a pensare ad un pranzo di natale che non aveva niente di allegro e festoso quindi mi opposi "quest'anno il pranzo lo preparo io".

Allora nel menu' c'erano
Ragu' sul coniglio (con il ragu' fatte lasagne e poi servito il coniglio in umido)
Lombatine di vitello in crosta di pasta sfoglia
e diverse altre cosette

Insomma, la cosa piu' bella fu sentire il mio nipotino, Lorenzo, girarsi verso mio fratello e dire "Babbo, Babbo! Com'è buono! Sembra di essere al ristorante!"+

Evviva! :-)

Monday, February 18, 2008

Un orsetto entra nella mia tana...

Mai ma davvero mai averi creduto che l'incontro di quella sera potesse portare a questo.

Ero uscito di casa un pò svogliato, questo appuntamento non mi interessava troppo. Il
ragazzo ha un profilo carino ma forse io avevo altri pensieri per interessarmene. Aveva insistito per vederci ed io avevo accettato senza troppo entusiasmo. Anzi quasi un pò
intimorito, certo che non sarei piaciuto, con quella punta di amara soddifsfazione che mi fa dire, insomma anche da parte mia non c'è interesse.

Arrivato con qualche minuto di anticipo avevo parcheggiato ed ero sceso a fare due passi, una sera di inverno di una mitezza primaverile. Scruto l'ora e in quel momento mi squilla
il cell, l'amico non mi vedeva all'angolo fissato e si chiedeva dove fossi finito. Vedo la sua sagoma scura sullo sfondo della strada mentre attraversa. Mi si avvicina con un
sorriso ed io faccio del mio meglio. Lo guardo e vedo subito una fisionomia simpatica.
E' un giovane uomo con il piglio del ragazzino, ha una bella barba e uno sguardo diritto, e si muove con le mani in tasca, come se fosse imbarazzato. Uhmmm mi dico, o molto bene o
molto male. O è imbarazzato perchè gli piaccio o perchè non sa come scaricarmi in fretta.

Beh, fatte le presentazioni mi propone di fare un salto a casa sua, lì vicino. Ci
incamminiamo chiacchierando e io lo guardo, ha una età indefinibile, potrebbe essere un adolescente ma so che non è così.

Arriviamo a casa, un appartamento pulito e ordinato, mi invita ad accomodarmi sul divano in salotto e invece di sedersi accanto a me accosta una poltrona e mi si siede
proprio davanti. Ti voglio guardare mi dice, ed io mi stupisco. Lo sguardo è fermo e concentrato, non tradisce una emozione particolare e fissa dritto nei miei occhi, senza
allontanarsi. Che strano, mi dico. Che impressione mi fa, mi ricorda le persone in India, così dirette.
Parliamo del piu' e del meno, delle vite, professioni, conoscenze. E tiene fissi i suoi occhi su di me. Mi sentivo come un bicchiere vuoto che viene colmato da una brocca, il suo
sguardo che riempie i miei occhi.
Serata molto gradevole che passa veloce ed arriva quasi la mezzanotte, ora di rientrare. Ci si saluta e decide di accompagnarmi alla macchina per comprare le sigarette. La serata
è sempre tiepida, l'aria quasi profumata. Lo riacocmpagno a casa ma prima mi offre una sigaretta e fumiamo tranquilli.
Arrivati sotto casa lo lascio con un ultimo saluto, il proposito di rivedersi, e gli tendo la mano. La prende e io la tengo un pò di piu', e un pò di piu' e sento il calore della
sua mano, e lo guardo e sorrido e dico come se fosse una confessione "ma io ti averi abbracciato volentieri...". Con che sorriso bello mi risponde...

Si torna a casa sua, in silenzio,io con il cuore gonfio. Mi siedo sul divano e questo uomo mi vola tra le braccia. Un profuno di pulito, di talco, sul collo.
E' incredibile come soddisfa la semplice presenza, il calore, il sorriso di una persona, come se si fosse sempre e solo aspettato questo. C'è pure in me qualcosa che rifuta, tutto
questo che di buono accade e mi dice, ma come non l'hai mai avuto qualcuno che ti abbia voluto bene così, non è questo il tuo posto, non è per te, non te lo meriti, vattene da qui
tornatene nei posti per te, nei parchi, al disgusto...

E qualcosa quasi implora di no, di poter restare, che continui, che cambi la vita una volta alla fine, che si possa sentire un calore che calma e guarisce.
Gli propongo di venire a casa mia, che lo avrei riportato io la mattina dopo, ma lui mi invita a restare li. Andiamo a letto e, come mi sento? come da anni non mi sentivo...

La notte passa nel dormiveglia, un pò riposo e un pò sto sveglio, mi avvicino e lo trovo sempre li, con la mano pronta a cercarmi, il braccio ad abbracciarmi. Si riprende un pò, sorride, sotto le coperte si avvicina e mi bacia, smusa sulla mia spalla e si riassopisce. Qualcuno non aspetta una vita intera per avere questo....

La mattina esco presto, vado a far colazione dell'altro lato della strada e gli mando un messaggio, hai la colazione che ti aspetta...
Volo al lavoro e nel finestrino vedo la testa spettinata, la barba lunga, un pò di occhiaie ma il volto disteso, il sorriso sereno. E una specie di sisma nel petto. Arrivo in ufficio e sono contento, stanco, triste e pieno di gioia e non capisco niente. Colleghi mi guardano, sorrisi, silenzio.
Passa la giornata, arrivano e partono messaggi, viva la tecnologia...

In serata propongo una capatina veloce a casa sua, solo mezz'ora per un saluto veloce. Ma quando finisce al volo tra le mie braccia so che sarà un bel problema staccarsi. La mattina dopo.
Come passano queste prime giornate? Un pò trasognato, alla mia veneranda età, un pò preoccupato. Arriva venerdì sera e decide di venire a dormire a casa mia. Date tutte le istruzioni la trova senza troppa difficoltà. Io sempre imbarazzato per lo stato in cui vivo, sarei felice se ci fosse piu' ordine e pulizia ma le mie giornate sono piene piene.

Dorme da me, sotto le lenzuola di mia nonna.

La mattina si sveglia presto, facciamo un caffè e mi dice del mal di schiena, la rete non è adatta a lui. E sabato mattina mi aiuta a scegliare letto e rete nuova, all'ikea.

Sunday, February 10, 2008

Relazioni

Massimiliano

Sono stato con Massi dal 4 luglio 2003 al 18 febbraio 2006.

L'avevo incontrato forse un anno prima, una notte di primo autunno, in uno di quei posti bui che frequentavo.

Me ne stavo appoggiato ad una rete di recinzione a guardare il via vai che c'era nel parco, quando mi si avvicina questo ragazzo, davvero molto carino. Mi guarda con una richiesta esplicita negli occhi ed io, chinandomi un pò, lo abbraccio. Sentivo che non l'avrebbe rifiutato. Dopo anni mi avrebbe detto che la cosa che lo aveva colpito di me era che in quel posto di gente fuori di testa io avevo avuto un gesto così semplice e vero. Insomma il resto della serata è facilmente immaginabile a chi è dell'ambiente. Abbiamo chiacchierato un pò facendo due passi all'ombra fresca degli alberi, mi ha raccontato un pò di sè ed io ho fatto lo stesso, con uno strano mal di stomaco che mi torceva la pancia. Prima di salutarlo e vederlo partire sullo scooter, accetta di prendere il mio (numero del) cellulare.

Per quanti giorni sono rimasto ad aspettare un messaggio, prima di staccarmi da quel ricordo? No, proprio non me lo ricordo...

Passano settimane e mesi ed arriva l'estate del 2003. Quell'incontro era rimasto un ricordo bello e doloroso e poco di piu'. Stesso posto, stessa ora, stesso buio. Me ne sto appoggiato ad un muretto e chi ti spunta da dietro l'angolo con un sorriso troppo bello da reggere? Ciao ti ricordi di me? Lì per lì lo confondo con un altro ragazzo ma poi lui mi ricorda del suo lavoro e basta un niente per rivedere una scena di mesi prima, per riscoprire molto vivi i sentimenti di quei giorni... Mi dice che aveva provato a chiamarmi ed era venuto a cercarmi ma senza risultato. Era venuto a cercarmi, era venuto a cercarmi... che bello...

Questa volta sembra proprio emozionato e mi dice subito "vieni a casa mia". Sapevo cosa dovevo fare ma come riuscirci proprio no, tanto ero colpito. Prendo la macchina e lo seguo, ad un certo punto quasi lo perdo ma poi lo ritrovo. Sarebbe bello se fosse una immagine della nostra storia, ma no... non è così.

Arriviamo a casa sua e mentre sale le scale ho modo di osservare ciò che prima avevo guardato di sfuggita. E' troppo per me.

E io che mi sono sempre sentito un mostro, che giro la testa quando vedo un riflesso nelle vetrine, ora dove stavo? Su un letto con un ragazzo che sembra disegnato, che vorrebbe da me un altra reazione ma io sono troppo stupito, sorpreso, per poter fare quello che io e lui speravamo di fare. Ma non si risente, chiacchiera un pò con me sottovoce, girandomi le spalle. La mattina dopo, alle 9.40, ricevo un sms "trovato facilmente la strada di casa?". L'ho conservato per anni prima di cancellarlo, ma come si fa a cancellare certi incontri... Era luglio e faceva caldo così ho fatto lo spiritoso (altra cosa stupefacente, soprattutto in quelle circostanze) rispondendo che, visto il caldo, se aveva voglia di abbracciare un pezzo di ghiaccio lungo due metri io ero a disposizione... E il giorno dopo ci siamo rivisti, e il giorno dopo e il giorno dopo e ancora...
Cazzo come gli volevo bene...
Mi ricordo un paio di impressioni iniziali, vedere sul suo letto comparire due cuscini al posto dell'uno solito e la prima volta che mi ha invitato a cena con amici. Quel cuscino era per me... Mi manda un sms e mi invita a cena, garantisce che è fantastico con l'apriscatole...scemo...

Certo fin dall'inzio qualcosa non quadrava ma quand'è che quadra tutto? Questo ragazzo mi parlava di tutto quello che faceva, dei suoi acquisiti, delle sue passeggiate, degli impegni del suo pomeriggio, ma non parlava mai di quello che sentiva. Che fosse triste, felice, amareggiato o sereno stava a me capirlo perchè non era mai oggetto di una confidenza, argomento di conversazione. Noi due non eravamo mai argomento di conversazione E con me comunicava con un tono singolare, che attribuiva al proprio carattere ed era perfettamente in linea con l'atteggiamento che aveva nei confronti dei propri, anziani, genitori. Un tono un pò brusco, tagliato con l'accetta si direbbe, privo di una particolare attenzione che in genere c'è nei confronti di una persona alla quale si vuol bene. E chi l'ha detto che tutti debbano comunicare il bene che vogliono con lo stesso linguaggio, con gli stessi gesti. Il mio era un vocabolario tradizionale, il suo futuribile, di un futuro in cui ciascuno è solo direi...

Quando l'ho conosciuto stavo attraversando un periodo duro, in cui gli impegni e le responsabilità di lavoro erano diventate un cancro che mi mangiava ogni tempo, spazio ed energia. Io avrei pagato per avere una persona da abbracciare la sera, così... solo per quella emozione di conforto e incoraggiamento che si sente.

Massi era un analfabeta affettivo. Ma con i suoi abbracci le poche cose che sapeva dire le comunicava alla perfezione.

Entrato in casa mia, scaffali di libri ad ogni parete, si guardava in giro con aria perplessa "Mamma mia, quanti libri..." Per poi aggiungere "Beh..insomma..almeno fanno arredamento". Caspita che distanze a volte si sentono.

Nel giro di poche settimane il rapporto prese una piega che avrebbe tenuto fino alla fine. Pochi taciti accordi: se mi vuoi mi cerchi tu, se mi desideri mi cerchi tu, io non esporrò mai il mio bisogno.

La mattina mandavo un sms di buona giornata, a pranzo una telefonata e gli accordi per la sera, dopo l'ufficio a casa di volata, una doccia e poi, in tuta a prendere un film e finire abbracciati sul divano a guardare la tv. Ci si alzava dal divano verso l'una per andare a letto. Alle 4 e 30 suonava la sveglia e io me ne tornavo a casa. Prima di uscire di casa sua tornavo nella stanza, gli tiravo su le coperte e lenzuola fino al mento, un bacio e via.

La 4.30 avevano una loro logica: il ragazzo, che ragazzo non era piu' da parecchio, non aveva detto nulla in famiglia e temeva che sua mamma, che da persona anziana si alzava presto la mattina, mi vedesse uscire. Otto mesi mi sono fatto di notti pressochè insonni...

Poi, suo massimo terrore, una sera la mamma mi vide aspettarlo sul marciapiede di casa. Commento "Ma che bel ragazzo". Io piaccio sempre alle mamme, ma non sono abbastanza bastardo per i figli. Che ci posso fare? Se voglio bene a un ragazzo mi viene da ...volergli bene. Molto semplice, molto tradizionale. So che un giorno, che forse è già arrivato, troverò chi apprezza qualcuno che gli voglia davvero bene e non cerchi un "insospettabile, bastardo dentro".

E' stata una cosa graduale, come quando passeggi in campagna all'imbrunire e improvvisamente ti ritrovi avvolto nel buio. Non era una alba, era un tramonto durato due anni e mezzo.

Arrivavo a casa sua e lo trovavo indaffarato a pulire in maniera maniacale la cucina, a mala pena alzava lo sguardo per vedermi e ributtarsi a pulire. Andavo sul divano, sedevo e aspettavo. Anche tre quarti d'ora.

Mi dispiaceva di essere sempre io a chiamare. Lui non ne sentiva il bisogno, tanto chiamavo io. E io non avevo nessuna voglia di mettermi a fare giochetti di forza. Perchè già sapevo che avrei perso?

Poi conosco i suoi amici e le cose assumono la luce del delirio...

Il suo migliore amico, chiamiamolo Roberto, un cicciottello piccolo e sempre abbronzato, di quella simpatia un pò sgradevole delle persone che trovano divertente sparlare degli altri. Uno pieno di soldo, compagno del mio in due viaggi intercontinentali all'anno.

Uno che pensa solo a una cosa e parla soprattutto di una cosa e cerca sempre quella cosa e racconta di quando, con chi, le dimensioni, gli eventi etc etc etc

Solo a ripensarci tutto il mio organismo trema di schifo, per lo sforzo che ho dovuto fare in questo lungo periodo per reggere la sua presenza e cercare pure di farmi apprezzare con pensieri, gentilezze e regali. E una manovra di questo tizio ha determinato la rottura di una relazione che certo molto solida non doveva essere se è bastata una brezza mattutina per farla crollare...

Nell'estate del 2006 decidiamo di fare un viaggio assieme in Tunisia, Massimiliano, Roberto e due loro amiche, Rossella e Luciana. Io da una parte ero contento perchè avrei passato una settimana assieme a Massi ma dall'altra un pò preoccupato per la presenza di queste altre persone con le quali non sentivo di avere molto in comune. La loro occupazione principale era o parlare male delle persone che prendevano il sole (guarda che cofana quella, guarda che panza quell'altro) o parlare di sesso usando tutti i presenti come possibili candidati a notti insonni. Io ero un pò disturbato. Una mattina sento Massi che parla a Roberto di un viaggio in polinesia e poi mi aggiorna. Non me l'aveva detto ancora ma avevano programmato il viaggio, atteso da anni, per il successivo inverno.

Eravamo sulla spiaggia e si chiacchierava. Ad un certo punto Luciana fa a Roberto: "Roberto! Ma lo sai che ho visto un documentario sulla Polinesia! Ci sono dei manzi incredibili!" E lui, girandosi verso il mio amico, gli fa: "Massi! Speriamo che ce la diano!".

Boh... a volte proprio non ha piu' senso avere pazienza. Mi alzo, li guardo e gli dico: "Ma vi rendete conto di quello che dite? Io a questo ragazzo gli voglio bene e mi potrà dispiacere che viene in viaggio con te, Roberto, che non hai rispetto di niente e di nessuno?". Apriti cielo. Mentre Massi si gira evidentemente imbarazzato, loro tre mi si scagliano addosso e me le dicono di tutti i colori. La migliore la dice Rossella "Te sei uno senza personalità. A te basta stare accanto a Massimiliano per essere felice". Già. Mi guardo attorno e vedo tanta gente senza personalità: famiglie sotto l'ombrellone in silenzio, mentre i bimbi giocano nella sabbia, un ragazzo e una ragazza distesi che allungano le braccia per toccarsi. E essere felici così.

Torniamo a casa in una aria di bufera e, dopo poche settimane tutto finisce.

Passano forse sei-sette mesi e mi chiama un amico comune, Alessandro. Vieni per favore vieni che ti devo parlare. Vado e mi racconta. La sera prima aveva organizzato una cena con Massi, Luciana e Rossella. La conversazione era caduta su di me e Luciana si era messa a ridere. E tra le risate aveva detto che l'incidente sulla spiaggia l'aveva organizzato Roberto, che la mattina l'aveva chiamata e si era raccomandato di dire la battuta dei manzi quando io ero presente.

Wednesday, February 6, 2008

Arbeit Macht Frei

La lettura è consigliata solo a chi ha uno stomaco forte.

Tutto ciò che riporto è pura narrativa (o forse no).

Sono stato accolto in ufficio come un pezzo di carne in una gabbia dove c'è solo fame.

Venivo da una esperienza chiusa male (oggetto di altro post) e, in maniera quasi miracolosa, attraverso una emozionante serie di coincidenze e sincronicità, ero arrivato, in uno splendido pomeriggio dell'autunno del 2000, nell'ufficio del Presidente. Mentre sfoglia curriculum e lettera di presentazione, mi descrive il lavoro che mi aspetta. Ma di questo non posso parlare anche se costituirebbe una parte molto interessante del racconto.

Mi sono buttato sul lavoro con un impegno direi eccessivo, ma ero contento. Avevo trovato dei dirigenti che credevano in me ed era strano come questa cosa risuonava dentro di me. Nessuno aveva creduto in me. Mio padre non si era fatto nessuno scrupolo di dirmi che vergogna fossi per lui, che voleva un figlio di cui vantarsi con i colleghi. A volte ci si sente orfani anche se sono vive le persone che ti hanno messo al mondo. E allora ti metti a cercare un padre, qualcuno che in te veda qualcosa di buono. E quando lo trovi pensi "questa volta non ti deluderò".
E con questo stato d'animo mi sono buttato sul lavoro.

Peccato che coloro che vedevo come padri vedessero me come un pericoloso competitore ed abbiano deciso che la cosa migliore fosse quella di farmi schiantare. Si, che cari...

I miei padri putativi erano tre, un Presidente, un Direttore ed un Direttore della società dei servizi di assistenza tecnica. (Ma è solo fantasia, ok?) Una di queste persone è stata sostituita perchè (Dio grazie) se n'è andato in pensione.

IL SIG. R.
Questa persona, alla quale ancora oggi do del lei e chiamo "Sig. R.", aveva un atteggiamento nei miei confronti direi sbalorditivo. Era come avere una vespa infuriata che ti ronza attorno per colpirti appena possibile. E' un tizio che avrà avuto certo le sue difficoltà ma che non aveva nessun problema a rovesciarle sui suoi dipendenti, io in cima alla lista. Era normale entrare in ufficio e salutarlo senza ricevere nessuna risposta se non uno sbuffo di disprezzo. Era normale trovarsi alla fotocopiatrice e dargli la precedenza. Lui la inceppava e se ne andava senza una parola.

All'epoca mi occupavo di vigneti ed ero stato assegnato ad una cantina sociale. Ero molto preso dal mio lavoro, ripassavo la normativa in macchina sul tragitto.

Un giorno mi arriva un fax di convocazione per una riunione (alle ore 21) che io archivio ed annoto sulla agenda. Il giorno della riunione, alle 15, mi arriva una telefonata inacidita del sig.R. che mi sibila "e te dove sei?". La risposta era ovvia ma per rispetto alla carica, ma non alle facoltà logiche misere di quel dirigente, ho risposto. Al che lui "Male! dovevi essere qui, c'è una riunione!" E schianta la cornetta sul telefono senza darmi modo di replicare. Al che io, bravo bimbo ordinato, vado all'archivio, sfilo la comunicazione, evidenzio l'ora di convocazione (ore 21) e mando un fax in ufficio alla attenzione del dirigente, e me ne torno al lavoro. Dopo dieci minuti ricevo una telefonata di una collega (se il marito non la tromba abbastanza non è colpa mia) che con un tono di calma furiosa mi sputa addosso "il sig. r mi ha chiesto di chiamarti per scusarmi, la riunione per te era alle ore 15". Nessun problema, sono cosa che capitano.

Benvenuto all'inferno.

Certo se c'era una persona che era diversa da me come il giorno dalla notte, questa è il sig. R.
Tornato alla sede centrale, mi è stato assegnato un ufficio al primo piano con una collega che chiamerò Daniela. Assieme ci occupavamo di pratiche di gestione vigneti. Il primo piano era servito da un bagno che da un pezzo mancava di sapone e carta per le mani. Il sabato, mentre facevo la spesa al supermercato, mi ci è caduto l'occhio ed l'ho comprati per portarli in ufficio il lunedì. Arrivo e mi presento al bancone con la faccia del bravo bambino che vuole una carezza e dico alla collega "guarda, nel bagno sopra mancavano è li ho ocmprati io. Se posso avere indierto quanto ho speso bene altrimenti faccio una piccola donazione alla organizzazione".
"COME TI SEI PERMESSO!!! STAI AL POSTO TUO!!! MA CHI TI HA AUTORIZZATO" Ma perchè quando ti aspetti una carezza ti arriva una sberla? Farfuglio qualche spiegazione, dispiaciuto per quella reazione che proprio non capisco...
"COSA SUCCEDEREBBE SE TUTTI FACESSERO COME TE?" Beh, almeno non si aspetterebbero dieci giorni per avere sapone a carta nei bagni... ma lo stupido sono io che mi metto a ragionare con una donna infuriata (e se non ti trombano non ti aspettare che rimedi io...). Beh lascio la collega infuriata e me vado alla mia scivania giusto in tempo per sentire il telefono suonare, il sig.R. che mi convoca in presidenza con aria di tragedia...
Busso ed entro, cappello in mano e testa china alla "eccomi signor padrone", accolto da un MALE, MOLTO MALE" Chiedo spiegazioni, MANCHI DI DISCIPLINA" come se avessi fatto chissà che cosa invece che un gesto di attenzione. Alle solite stupide osservazioni (se tutti facessero come te...) faccio notare che ero pronto a regalare quanto acquistato e che comunque, nella peggiore delle ipotesi, se tutti facessero come me non ci aspetterebbero dieci giorni a sciacquarsi le mani e asciugarle sui jeans... Ma chi non ha risposte razionali almeno ha sempre la possibilità di disprezzarti. E così sono stato allontanato da quella stanza, presenza inutile e indegna...
E questa era la mia giornata di lavoro, una settimana mi dicevano che mi avrebbero licenziato ed una settimana che non mi pagavano lo stipendio perchè stavamo per fallire. Alla fine mi sono rotto i coglioni e ho chiesto di poter vedere il bilancio e almeno uno dei ritornelli malefici è cessato.
Quante cose ricordo e quante cose sento il bisogno di dire...
Essere oggetto per anni di disprezzo e maleducazione che prezzo ha? E poi non mi sorprendo se il mio senso di autoconservazione si è indebolito con gli anni.
I gesti crudeli erano proprio all'ordine del giorno. Mi ricordo quella volta che avevo preparato due lettere alla firma del mio presidente. La devo smettere di chiamarlo il mio presidente....La prima era stata firmata e gli stavo portando la seconda quando mr.R. mi ferma, me la prende di mano e, gettata una occhiata, mi tuona "QUESTA E' GIA' STATA FIRMATA" idiota...No guardi, mi scusi ma lei si sbaglia, è stata firmata la prima ma, se guarda bene, questa è la seconda... Al che lui guarda la lettera, la appoggia e se ne va con aria schifata. Schifata da che?
La mia organizzazione ha preso un bel finanziamento dalla provincia per un progetto di cui ero responsabile io, che prevedeva sportelli di assistenza tecnica e una serie di incontri di aggiornamento tecnico a cadenza mensile (nelle intenzioni). Io preparavo le lezioni e le tenevo in orario serale, in una sede mooolto distaccata senza avere nè pagamento degli straordinari, nè recupero delle ore di lavoro, nè rimborso delle spese.
Ricordo ancora il 30 agosto 2005, ero tornato in ufficio dalle ferie e quella sera ci doveva essere un incontro. Dovevo stampare i lucidi quindi vado a chiederli a Mr.R. che mi si rovescia addosso e mi urla "MA TE QUANTO MI COSTI A ME?^ MA A TE CHI TI HA DETTO DI FARLI QUESTI INCONTRI?". Non so cosa è stato ma ... basta merda. Gli ho urlato che erano stati loro tre dirigenti a darmi quell'incarico ed ho sbattuto un pugno sul tavolo facendo saltare il computer con il monitor. Il sig.R. si alza paonazzo e sibila "fuori di qui", al che mi allontano verso la presidenza dove c'è il Direttore dei servizi tecnici, chiamiamolo Mr.Nice, che mi rassicura e mi dice "Che ci vuoi fare, è malato, ci vuole pazienza....". Non venite a dirlo a me, ditelo a lui.

Sesso

Un mussulmano del 16imo secolo ha detto

"Se non puoi baciare nessuna posizione soddisfa"
Questa frase l'ho scritta con uno spray bianco sul muro che stava dietro i vespasiani di Campo di Marte. Avrei fatto meglio a incidermela nella carne, mi sarei risparmiato un bel pò di dolore.

- Ma se uno è scatenato vuol dire che prima era incatenato.

Saturday, February 2, 2008

La mia educazione spirituale

sempre work in progress

Gurdjieff

Il Cristianesimo (Biblical errancy, Controstoria della Chiesa, Protestantesimo, Tony den Hartog"

Non dualismo (Nisargadatta Maharaji, Tony Parsons)

Un Corso in Miracoli

Cultura Gay

Qualcosa a lungo ha contribuito negare dignità a questa umana espressione universale. Io ne ho rintracciate tre tentativi:

La seconda edizione dei Sonetti di Shakespeare, del 1640, curata da Ben Johnson, i pronomi sono alterati dal maschile al femminile per far credere che fossero rivolti ad una donna.

L'edizione dei Sonetti di Michelangelo, curata dal nipote, idem.

La prima edizione delle favole "Le Mille ed una Notte", idem.

Di contro Montaigne, in "Viaggio in Italia" descrive una cerimonia di unione tra due uomini, in una Chiesa cattolica (!) di Roma.

Cinema Gay

Alcuni film hanno delle scene memorabili. Da ragazzino mi ricordo di essere rimasto foglorato da una scena di "Cabaret" in cui lei (Liza Minnelli) dice al coprotagonista (di cui non ricordo il nome) "Io sono andata a letto con lui" e ottiene come replice "Anche io". Forse è stata una delle prime ammissioni decenti sulla vita gay che ricordo di aver visto sulla tv del nostro stato democristiano.

E che dire di quella splendida scena in "900" di Bertolucci (?), con De Niro e Depardieu, in soffitta, che litigano, si abbracciano, rotolano per terrà e smack!

Ve lo ricordate "Blues brothers", con la macchina della polizia che precipita e una dice all'altro "te lo volevo dire da sempre..ti amo"? Un pò troppo presa per il culo ma divertente...

I mio film gay preferiti sono:

I Segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee

Dimenticare Venezia di Franco Brusati
Fino al 2005 era questo il mio film preferito, sia per la delicatezza e rispetto con cui tratta le due relazioni gay che ne costituiscono la storia, sia per il clima generale di serenità e riconciliazione che lo pervade. E' un augurio per la vita di ciascuno di noi.

Fuga di Mezzanotte con Brad Davis
La scena è stata rimaneggiata e del film esistondue versioni, in cui accettata o rifiuta le attenzioni affettuose del compagno di prigione. Brad Davis è un piccolo David.

All over the Guy