La lettura è consigliata solo a chi ha uno stomaco forte.
Tutto ciò che riporto è pura narrativa (o forse no).
Sono stato accolto in ufficio come un pezzo di carne in una gabbia dove c'è solo fame.
Venivo da una esperienza chiusa male (oggetto di altro post) e, in maniera quasi miracolosa, attraverso una emozionante serie di coincidenze e sincronicità, ero arrivato, in uno splendido pomeriggio dell'autunno del 2000, nell'ufficio del Presidente. Mentre sfoglia curriculum e lettera di presentazione, mi descrive il lavoro che mi aspetta. Ma di questo non posso parlare anche se costituirebbe una parte molto interessante del racconto.
Mi sono buttato sul lavoro con un impegno direi eccessivo, ma ero contento. Avevo trovato dei dirigenti che credevano in me ed era strano come questa cosa risuonava dentro di me. Nessuno aveva creduto in me. Mio padre non si era fatto nessuno scrupolo di dirmi che vergogna fossi per lui, che voleva un figlio di cui vantarsi con i colleghi. A volte ci si sente orfani anche se sono vive le persone che ti hanno messo al mondo. E allora ti metti a cercare un padre, qualcuno che in te veda qualcosa di buono. E quando lo trovi pensi "questa volta non ti deluderò".
E con questo stato d'animo mi sono buttato sul lavoro.
Peccato che coloro che vedevo come padri vedessero me come un pericoloso competitore ed abbiano deciso che la cosa migliore fosse quella di farmi schiantare. Si, che cari...
I miei padri putativi erano tre, un Presidente, un Direttore ed un Direttore della società dei servizi di assistenza tecnica. (Ma è solo fantasia, ok?) Una di queste persone è stata sostituita perchè (Dio grazie) se n'è andato in pensione.
IL SIG. R.
Questa persona, alla quale ancora oggi do del lei e chiamo "Sig. R.", aveva un atteggiamento nei miei confronti direi sbalorditivo. Era come avere una vespa infuriata che ti ronza attorno per colpirti appena possibile. E' un tizio che avrà avuto certo le sue difficoltà ma che non aveva nessun problema a rovesciarle sui suoi dipendenti, io in cima alla lista. Era normale entrare in ufficio e salutarlo senza ricevere nessuna risposta se non uno sbuffo di disprezzo. Era normale trovarsi alla fotocopiatrice e dargli la precedenza. Lui la inceppava e se ne andava senza una parola.
All'epoca mi occupavo di vigneti ed ero stato assegnato ad una cantina sociale. Ero molto preso dal mio lavoro, ripassavo la normativa in macchina sul tragitto.
Un giorno mi arriva un fax di convocazione per una riunione (alle ore 21) che io archivio ed annoto sulla agenda. Il giorno della riunione, alle 15, mi arriva una telefonata inacidita del sig.R. che mi sibila "e te dove sei?". La risposta era ovvia ma per rispetto alla carica, ma non alle facoltà logiche misere di quel dirigente, ho risposto. Al che lui "Male! dovevi essere qui, c'è una riunione!" E schianta la cornetta sul telefono senza darmi modo di replicare. Al che io, bravo bimbo ordinato, vado all'archivio, sfilo la comunicazione, evidenzio l'ora di convocazione (ore 21) e mando un fax in ufficio alla attenzione del dirigente, e me ne torno al lavoro. Dopo dieci minuti ricevo una telefonata di una collega (se il marito non la tromba abbastanza non è colpa mia) che con un tono di calma furiosa mi sputa addosso "il sig. r mi ha chiesto di chiamarti per scusarmi, la riunione per te era alle ore 15". Nessun problema, sono cosa che capitano.
Benvenuto all'inferno.
Certo se c'era una persona che era diversa da me come il giorno dalla notte, questa è il sig. R.
Tornato alla sede centrale, mi è stato assegnato un ufficio al primo piano con una collega che chiamerò Daniela. Assieme ci occupavamo di pratiche di gestione vigneti. Il primo piano era servito da un bagno che da un pezzo mancava di sapone e carta per le mani. Il sabato, mentre facevo la spesa al supermercato, mi ci è caduto l'occhio ed l'ho comprati per portarli in ufficio il lunedì. Arrivo e mi presento al bancone con la faccia del bravo bambino che vuole una carezza e dico alla collega "guarda, nel bagno sopra mancavano è li ho ocmprati io. Se posso avere indierto quanto ho speso bene altrimenti faccio una piccola donazione alla organizzazione".
"COME TI SEI PERMESSO!!! STAI AL POSTO TUO!!! MA CHI TI HA AUTORIZZATO" Ma perchè quando ti aspetti una carezza ti arriva una sberla? Farfuglio qualche spiegazione, dispiaciuto per quella reazione che proprio non capisco...
"COSA SUCCEDEREBBE SE TUTTI FACESSERO COME TE?" Beh, almeno non si aspetterebbero dieci giorni per avere sapone a carta nei bagni... ma lo stupido sono io che mi metto a ragionare con una donna infuriata (e se non ti trombano non ti aspettare che rimedi io...). Beh lascio la collega infuriata e me vado alla mia scivania giusto in tempo per sentire il telefono suonare, il sig.R. che mi convoca in presidenza con aria di tragedia...
Busso ed entro, cappello in mano e testa china alla "eccomi signor padrone", accolto da un MALE, MOLTO MALE" Chiedo spiegazioni, MANCHI DI DISCIPLINA" come se avessi fatto chissà che cosa invece che un gesto di attenzione. Alle solite stupide osservazioni (se tutti facessero come te...) faccio notare che ero pronto a regalare quanto acquistato e che comunque, nella peggiore delle ipotesi, se tutti facessero come me non ci aspetterebbero dieci giorni a sciacquarsi le mani e asciugarle sui jeans... Ma chi non ha risposte razionali almeno ha sempre la possibilità di disprezzarti. E così sono stato allontanato da quella stanza, presenza inutile e indegna...
E questa era la mia giornata di lavoro, una settimana mi dicevano che mi avrebbero licenziato ed una settimana che non mi pagavano lo stipendio perchè stavamo per fallire. Alla fine mi sono rotto i coglioni e ho chiesto di poter vedere il bilancio e almeno uno dei ritornelli malefici è cessato.
Quante cose ricordo e quante cose sento il bisogno di dire...
Essere oggetto per anni di disprezzo e maleducazione che prezzo ha? E poi non mi sorprendo se il mio senso di autoconservazione si è indebolito con gli anni.
I gesti crudeli erano proprio all'ordine del giorno. Mi ricordo quella volta che avevo preparato due lettere alla firma del mio presidente. La devo smettere di chiamarlo il mio presidente....La prima era stata firmata e gli stavo portando la seconda quando mr.R. mi ferma, me la prende di mano e, gettata una occhiata, mi tuona "QUESTA E' GIA' STATA FIRMATA" idiota...No guardi, mi scusi ma lei si sbaglia, è stata firmata la prima ma, se guarda bene, questa è la seconda... Al che lui guarda la lettera, la appoggia e se ne va con aria schifata. Schifata da che?
La mia organizzazione ha preso un bel finanziamento dalla provincia per un progetto di cui ero responsabile io, che prevedeva sportelli di assistenza tecnica e una serie di incontri di aggiornamento tecnico a cadenza mensile (nelle intenzioni). Io preparavo le lezioni e le tenevo in orario serale, in una sede mooolto distaccata senza avere nè pagamento degli straordinari, nè recupero delle ore di lavoro, nè rimborso delle spese.
Ricordo ancora il 30 agosto 2005, ero tornato in ufficio dalle ferie e quella sera ci doveva essere un incontro. Dovevo stampare i lucidi quindi vado a chiederli a Mr.R. che mi si rovescia addosso e mi urla "MA TE QUANTO MI COSTI A ME?^ MA A TE CHI TI HA DETTO DI FARLI QUESTI INCONTRI?". Non so cosa è stato ma ... basta merda. Gli ho urlato che erano stati loro tre dirigenti a darmi quell'incarico ed ho sbattuto un pugno sul tavolo facendo saltare il computer con il monitor. Il sig.R. si alza paonazzo e sibila "fuori di qui", al che mi allontano verso la presidenza dove c'è il Direttore dei servizi tecnici, chiamiamolo Mr.Nice, che mi rassicura e mi dice "Che ci vuoi fare, è malato, ci vuole pazienza....". Non venite a dirlo a me, ditelo a lui.
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1 comment:
Bellissimo e tragicissimo il racconto... La Regina Zabo di Malaussene aveva molta più classe... eh eh
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