Qualcosa a lungo ha contribuito negare dignità a questa umana espressione universale. Io ne ho rintracciate tre tentativi:
La seconda edizione dei Sonetti di Shakespeare, del 1640, curata da Ben Johnson, i pronomi sono alterati dal maschile al femminile per far credere che fossero rivolti ad una donna.
L'edizione dei Sonetti di Michelangelo, curata dal nipote, idem.
La prima edizione delle favole "Le Mille ed una Notte", idem.
Di contro Montaigne, in "Viaggio in Italia" descrive una cerimonia di unione tra due uomini, in una Chiesa cattolica (!) di Roma.
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